Ordine del Giorno approvato all’unanimità dalla Assemblea Generale della Fiom-Cgil di Bologna: LA CRISI NON È COLPA DI CHI ARRIVA, MA DI CHI HA TRASCINATO IL MONDO IN GUERRA PER PROTEGGERE I PROFITTI DI POCHI GRANDI POTENTI
L’Assemblea dei Delegati e delle Delegate della Fiom-Cgil di Bologna esprime la propria preoccupazione per l’aggravarsi delle condizioni di vita delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici, colpiti da un’altra ondata di inflazione che vogliamo essere chiari non è frutto di casualità ma il risultato di scelte politiche precise.
Il costo della benzina e dell’energia sta trascinando con sé bollette e spesa quotidiana, mentre il governo risponde con bonus spot e sconti temporanei sulle accise in un meccanismo che non affronta alla radice il problema, ma lo rimanda, senza alcuna reale politica energetica e fiscale a favore di chi per vivere ha bisogno di lavorare.
Le cause profonde di questi rincari non sono un mistero: l’instabilità nelle aree petrolifere, alimentata da guerre e tensioni geopolitiche, si somma a una corsa al riarmo che vede l’Italia e l’Europa impegnate ad aumentare la spesa militare fino al 5% del Pil, sottraendo risorse enormi a salari, sanità, scuola e alla giusta transizione ecologica e digitale.
A questo si aggiunge un sistema fiscale che continua a pesare sempre e solo sul lavoro, lasciando intatte grandi rendite, patrimoni ed extra-profitti, e un fiscal drag che, in assenza di una riforma degli scaglioni Irpef, trasforma ogni aumento contrattuale che conquistiamo con le lotte in un maggior gettito per lo Stato. Maggiori entrate usate non per finanziare scuola, sanità o sostenere le nostre fabbriche ma per aumentare la spesa militare e acquistare armi da Paesi stranieri, contribuendo così a trascinarci verso il baratro della guerra mondiale a pezzi.
Le conseguenze di queste scelte si vedono ogni giorno nelle nostre fabbriche.
A Mirafiori torna la cassa integrazione per 1.074 lavoratrici e lavoratori, il diciannovesimo anno consecutivo in cui Stellantis ricorre agli ammortizzatori sociali, mentre il settore automotive europeo continua a pagare il prezzo dell’assenza di investimenti e politiche industriali adeguate ad accompagnare la transizione ecologica e sostenere la transizione digitale e l’innovazione.
All’ex Ilva di Taranto migliaia di lavoratori diretti e oltre 2.500 dell’indotto rischiano il licenziamento, mentre un governo che si vanta della propria stabilità e che ha costruito sul patriottismo il suo consenso elettorale, non riesce a garantire ne l’occupazione e ne la produzione dell’acciaio, fondamentale e centrale per l’autonomia di tutto il nostro sistema industriale.
Electrolux ha annunciato 1.700 esuberi su 4.500 dipendenti e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, l’ennesima multinazionale che sceglie di disinvestire dall’Italia scaricando la crisi sulle lavoratrici e sui lavoratori.
Non sono episodi isolati, ma la fotografia di una progressiva desertificazione industriale che sta attraversando anche territorio bolognese e che questo governo non sta né fermando né governando. Anzi i recenti interventi su importanti aziende ci fanno sorgere ulteriori preoccupazioni, dentro una attenzione mediaticamente costruita esclusivamente intorno alla salvaguardia del “marchio” e della “proprietà italiana” mentre poco o nulla si dice sulle garanzie per gli stabilimenti, l’occupazione e gli investimenti di quelle aziende nella nostra Regione.
L’Assemblea Generale della Fiom denuncia con forza che, di fronte a queste responsabilità precise, una parte della politica sceglie sistematicamente di spostare l’attenzione su sicurezza e immigrazione, usandole come armi di distrazione di massa per non parlare delle fabbriche che chiudono, della cassa integrazione che affligge migliaia di metalmeccanici e di chi trae enormi profitti dall’aumento dei prezzi, specula sulle rendite, sceglie di investire in armi invece che in politiche industriali e servizi pubblici.
La Fiom Bologna rifiuta questo terreno: la vera sicurezza comincia da un lavoro dignitoso, dal garantire un futuro al nostro sistema industriale e da uno stipendio che permetta, non solo di sopravvivere, ma di vivere liberi e felici.
Per questo l’Assemblea ribadisce che l’obiettivo non è soltanto recuperare quanto l’inflazione toglie, ma ottenere salari e servizi pubblici che ci consentano di vivere meglio e fermare la progressiva desertificazione del nostro tessuto industriale.
I metalmeccanici e le metalmeccaniche hanno aperto la strada con le 40 ore di sciopero che hanno permesso di conquistare i rinnovi di tutti i contratti dell’industria con aumenti importanti e certi e il mantenimento della clausola di salvaguardia.
Con l’epocale rinnovo del contratto regionale degli artigiani l’11 Settembre, abbiamo rinnovato tutti i contratti collettivi garantendo salario, certezze e diritti anche ai lavoratori delle aziende più piccole e decentrate.
Di fronte a quanto avviene intorno a noi questa straordinaria lotta rischia di non bastare da sola.
Per questo l’Assemblea Generale della Fiom impegna tutta l’organizzazione ad aprire nei prossimi mesi un percorso di attivazione e discussione in ogni fabbrica del territorio, per informare lavoratrici e lavoratori sulle vere cause della crisi che stiamo attraversando e costruire la consapevolezza della necessità della mobilitazione a partire dai luoghi di lavoro.
Un percorso che ha nella manifestazione nazionale della Cgil del 17 ottobre a Roma un primo, importante appuntamento, ma che dovrà proseguire con ulteriori iniziative di lotta, comprese forme di mobilitazione più incisive, da verificare e costruire insieme nelle assemblee.
Bologna, 25 Settembre 2026
Mobilitazione nei luoghi di lavoro
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