I lavoratori e le lavoratrici di Bcube e il Segretario Generale della Fiom Michele De Palma hanno consegnato, durante la Festa per i 125 anni della Fiom, a Schlein, Conte e Fratoianni una lettera in cui raccontano la loro vertenza.
Gentile Elly Schlein,
Gentile Giuseppe Conte,
Gentile Nicola Fratoianni,
Desidero sottoporvi la nostra vicenda di lavoratori che, dopo mesi di trattative, abbiamo perso il nostro posto di lavoro.
Sono Alessio Pittarello, delegato FIOM da 18 anni di un gruppo di lavoratori che hanno svolto la loro attività in appalto per circa 30 anni presso un importante azienda di motoriduttori del territorio.
E’ infatti dal 1997 che la Bonfiglioli Riduttori Spa decide di esternalizzare parte delle attività logistiche assieme ad una parte del proprio personale, con l’obiettigo di perseguire una maggior efficacia nella logistica tramite operator del settore e potersi concentrare sul proprio core business.
Questa operazione viene completata con un accordo sindacale che viene considerato d’avanguardia ancora oggi, perché definisce da un lato una sostanziale equità economica e normativa tra lavoratori in appalto e dipendenti diretti, dall’altro sancisce un’importante tutela occupazionale prevedendo in caso di riacquisizione del ramo appaltato, anche l’assorbimento del personale a quel momento operante.
A inizio febbraio di quest’anno scopriamo non da un’informativa, pur dovuta, in azienda, ma da dichiarazioni fatte dall’azienda Bonfiglioli ad un tavolo dove non eravamo presenti né noi né la nostra categoria sindacale, che a fronte di un importante investimento in automazione, si sarebbe determinato l’esubero potenziale dell’intera popolazione dell’appalto e del subappalto, circa 60 persone.
A quel punto decidiamo di proclamare lo stato di agitazione che porta, dopo alcuni scioperi, a svolgere nei tre mesi successivi, una serie di incontri che consideriamo inconcludenti, perché non consentono di trovare una soluzione occupazionale per tutti.
A inizio giugno proclamiamo due giorni di sciopero durante i quali veniamo sostituiti nelle attività da personale Bonfiglioli.
Questo provoca la risposta solidale dei delegati Bonfiglioli che a loro volta proclamano lo sciopero e riescono a fermare la fabbrica.
Al nostro rientro, e dopo circa una settimana in cui rimaniamo a disposizione ma le attività continuano ad essere svolte da personale Bonfiglioli, l’azienda comunica la disdetta con effetto immediato del contratto di appalto e con sei mesi di anticipo.Nei giorni successivi, con telefonate individuali e senza nessun confronto con il sindacato, vengono assunte 25 persone individuate tra appalto e subappalto e tutti gli altri, circa 23 persone restano fuori e senza lavoro.
Inoltre, lo scorso 16 Giugno, riceviamo dalla nostra azienda Bcube Spa, la comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo.
Ci tengo a farvi alcune considerazioni, anzitutto come lavoratori non ci siamo mai opposti ne agli investimenti, ne tanto meno al progetto sull’automazione, ciò che ci ha sempre guidati è la volontà, ahimè fallita, di negoziare per difendere il posto di lavoro, la dignità e la professionalità di persone che in buona parte hanno contribuito con oltre vent’anni di lavoro alla crescita di quest’azienda, persone che in questi anni hanno costruito famiglie e in tante di trovano oggi con figli piccoli a cui dover dare spiegazioni.
Nel ringraziarVi per il prezioso supporto e la presenza alle nostre iniziative di mobilitazione degli esponenti locali di tutti i vostri partiti, ci chiediamo e rivolgiamo la domanda anche a voi: di fronte al contributo delle nuove possibilità tecnologiche, se sia possibile trovare una compatibilità tra miglioramento continuo e competitività delle aziende e la vita di famiglie e lavoratori per evitare quello che sta succedendo a noi.
Se abbiamo perso il lavoro noi, in un’azienda sana che ha sempre avuto nel corso della sua storia un buon livello nelle relazioni industriali e che sta investendo importanti risorse economiche nello stabilimento, cosa può capitare nel resto delle realtà del territorio?
La nostra vertenza non è ancora finita, abbiamo ancora determinazione e voglia di lottare per difendere il nostro lavoro e la nostra dignità ma anche per dimostrare (e non arrenderci all’idea) che gli investimenti in automazione e digitalizzazione debbano necessariamente comportare una espulsione dei lavoratori dall’industria.
C’è ancora tempo e modo per indicare un’altra strada, per sostenere un altro modello e vi chiediamo, quindi, di farvi portavoce della nostra vertenza e di attivare tutti gli strumenti politici e istituzionali che riterrete utili a supportarci.
Alessio Pittarello a nome delle 23 lavoratrici e lavoratori espulsi dal posto di lavoro dove lavoravamo da oltre 20 anni

