Apprendiamo della notifica di una sanzione (che potrebbe arrivare fino a 30 mila euro) alle attiviste e agli attivisti dei Municipi Sociali per aver organizzato a marzo — senza preavviso — una contestazione a Christine Lagarde, presidente della BCE, in visita a Bologna.
Si tratta dell’applicazione tout court del nuovo Decreto Sicurezza, approvato d’urgenza a febbraio umiliando la discussione parlamentare e calpestando le grandissime mobilitazioni promosse, a livello locale e nazionale, dalla Rete a Pieno Regime.
Mobilitazioni a cui abbiamo partecipato con convinzione, perché pienamente consapevoli che nessuna limitazione all’esercizio del conflitto democratico può essere compatibile con la nostra visione di democrazia, con i valori costituzionali nati dalla Resistenza partigiana (che proprio in questi giorni stiamo commemorando) e con l’idea stessa di come si garantiscano progresso e sviluppo nell’interesse dei molti, e non per difendere i privilegi dei pochi.
Lo abbiamo vissuto nelle vertenze per la difesa dei posti di lavoro dalla fame di profitto dei grandi poteri economici o nelle lotte per aumentare i salari e conquistare un avanzamento dei diritti nelle fabbriche e negli uffici: l’applicazione del DL Sicurezza e le potenziali, ulteriori norme liberticide in discussione in questi giorni al Senato, rischiano di compromettere
immediatamente la possibilità stessa di organizzare le lavoratrici e i lavoratori dentro i luoghi di lavoro.
Evidentemente è questo il reale disegno di questo Governo, che strumentalizza l’esigenza di sicurezza sociale delle lavoratrici e dei lavoratori per tutelare gli interessi dei “re e delle regine” del mondo, proprio mentre stiamo attraversando una drammatica crisi economica e una violenta crisi politica internazionale che sta mettendo in discussione profonda i fondamenti stessi delle nostre democrazie.
Nell’esprimere piena solidarietà alle attiviste e agli attivisti dei Municipi Sociali, ribadiamo la necessità per le metalmeccaniche e i metalmeccanici di continuare la mobilitazione per fermare il progetto autoritario e liberticida del Governo e invertire la folle corsa al riarmo

