Auto: c𝐚𝐦𝐛𝐢𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐔𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐚𝐥𝐢𝐛𝐢, 𝐨𝐜𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
17 Dicembre 2025

In questi giorni si discute molto delle novità introdotte dalla UE nell’ambito della transizione dell’automotive: un evidente freno alla direzione della riduzione delle emissioni inquinanti le cui conseguenze si dispiegheranno nel corso degli anni e, come troppo spesso accade, si scaricheranno sulle future generazioni

Le grandi multinazionali dell’auto dopo aver fatto profitti astronomici negli ultimi anni, nascondono dietro la regolamentazione europea la incapacità di affrontare le sfide poste dalle transizioni e la non volontà di investire negli stabilimenti europei.

Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità dichiara:

“E’ comunque chiaro che, anche in un nuovo quadro regolatorio, sono necessari ingenti investimenti pubblici e privati per non allargare il gap che già oggi l’industria automobilistica europea registra nei confronti della Cina. Investimenti in ricerca, sviluppo delle nuove tecnologie e produzione sono fondamentali per la tenuta industriale, sociale e occupazionale, messa già oggi a rischio a causa dei mancati investimenti europei, nazionali e delle case produttrici.

Per quanto riguarda poi l’Italia è necessario un netto cambiamento di strategia di Stellantis e del Governo. Stellantis non può continuare a nascondere le proprie responsabilità dei mancati investimenti scaricando tutto sulle regole europee. Da anni il processo di disimpegno ha prodotto l’attuale situazione contraddistinta da un crollo continuo delle produzioni in Italia, nessun investimento in ricerca e sviluppo a partire da nuovi modelli mass market che devono essere allocati negli stabilimenti italiani interessati ormai da anni da pesante cassa integrazione.

Le mini auto elettriche annunciate oggi dall’Ue, devono essere prodotte anche in Italia.

Stellantis deve decidere di tornare ad investire nel nostro Paese. Il Governo, da parte sua, non può continuare a sostenere che tutto va bene. Il settore automotive sta precipitando, da Stellantis a tutto l’indotto e componentistica. Il tavolo automotive deve essere spostato a Palazzo Chigi per un confronto che porti a soluzioni concrete che vadano oltre la propaganda”.

Facciamo chiarezza con alcune semplici domande e le proposte della Fiom.

Perché è necessaria la transizione ecologica?
Perché il cambiamento climatico è responsabile degli eventi catastrofici (alluvioni, frane, aumento delle temperature) con un enorme costo in termini di vite umane, sociale ed economico.
L’industria dell’auto insieme a EU e Stati non ha investito nella transizione  contribuendo negli anni all’aumento della CO2 nell’atmosfera.

Cosa chiede la Fiom
Che non venga abbandonata la strada della transizione ecologica e allo stesso tempo, a causa di politiche sbagliate,  non ricada sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Cosa sono le multe alle case automobilistiche?
Le «multe alle case automobilistiche» sono sanzioni che vengono applicate alle aziende che producono auto con motori che emettono più CO2 della media consentita dalla normativa europea. In pratica, si tratta di 95€ per ogni grammo di CO2 in più, moltiplicato per il numero di auto vendute. Per evitare queste multe, le aziende possono «acquisire crediti verdi» da aziende come Tesla, che produce solo auto elettriche a zero emissioni. In questo modo, compensano la mancata produzione di auto elettriche e rientrano nei parametri previsti, evitando così le sanzioni. La quantità esatta di queste multe non è sempre chiara.

Cosa chiede la Fiom
Come Fiom, abbiamo sempre detto che siamo pronti a discutere su come affrontare la questione delle sanzioni, a condizione che i soldi risparmiati dalle aziende vengano reinvestiti per dare un futuro sicuro ai lavoratori e alle lavoratrici, e non finiscano per aumentare ulteriormente i dividendi miliardari che sono stati registrati in questi anni.

Chi ha voluto davvero l’elettrico?
Le multinazionali europee (Stellantis, VW, ecc.) dopo il Dieselgate hanno deciso di investire fortemente su tecnologie a basso impatto ambientale, soprattutto l’elettrico. Stellantis con Il piano «Dare Foward 2030» del 2022 anticipava di 5 anni, rispetto alle normative volute dall’Europa, la sostituzione dell’endotermico con l’elettrico su tutti i modelli prodotti.

Cosa chiede la Fiom
Alle multinazionali chiediamo di continuare lungo la strada della transizione, investendo principalmente in ricerca e sviluppo e producendo modelli sostenibili ecologicamente, partendo dalla produzione di modelli mass market.

Cosa  sta facendo il Governo italiano
La Legge di Bilancio 2025 ha ridotto il Fondo Automotive di circa 4,6 miliardi di euro, originariamente stanziato dal Governo Draghi. L’80% del fondo è stato reindirizzato al settore della Difesa, compromettendo la transizione ecologica e mettendo in discussione progetti cruciali come il rinnovo del parco auto circolante, obsoleto, insicuro e inquinante. 

Cosa chiede la Fiom
Ribadiamo da anni che il sostegno non debba limitarsi all’acquisto di veicoli, spesso prodotti all’estero.  Servono forme di sostegno per la fascia economicamente più debole, inclusi i lavoratori e le lavoratrici del settore, che non possono permettersi nemmeno le auto smart.
È fondamentale riformare gli ammortizzatori sociali, quasi esauriti in molte realtà, ­soprattutto nella componentistica, con il rischio di licenziamenti di massa.  La Fiom da sempre chiede un ammortizzatore specifico sulla transizione per le aziende in trasformazione tecnologica, a tutela di salari e occupazione, durante il cambiamento che coinvolge competenze e professionalità.

Dove sbaglia l’Europa?
L’Europa sbaglia ad affrontare la transizione ecologica solo con le regole. Servono politiche industriali con investimenti pubblici e privati per raggiungere gli obiettivi fissati nel  2022.  Dal 2021 al 2027, l’Europa ha stanziato tra i 5 e i 6 miliardi di euro per il settore dell’automotive, somma del tutto insufficiente.  

Cosa chiede la Fiom
I fondi dovrebbero essere più consistenti e concessi solo a chi garantisce l’occupazione, blocca i licenziamenti e stabilisce norme anti-delocalizzazione di produzioni e ricerca e sviluppo, assicurando investimenti negli stabilimenti europei.

Perchè parliamo di giusta transizione?
La transizione nasce come necessità e opportunità, ma si sta trasformando in una condanna. 
Pochi fondi UE e governativi, incertezze normative, nessuna tutela per l’occupazione. Molti governi europei spingono affinché l’Europa abbandoni il Green Deal, preferendo soluzioni immediate che avranno come unico effetto l’aumento del divario con paesi come la Cina, che investono in industria, ricerca e innovazione.

Cosa chiede la Fiom
È ora di coniugare innovazione e salvaguardia dei posti di lavoro, avviando una trasformazione che garantisca il futuro degli stabilimenti e dell’occupazione, condizione essenziale per lo sviluppo del settore.

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