Difendiamo la Flotilla, difendiamo il popolo Palestinese
1 Ottobre 2025

Intervento Maurizio Landini durante la Conferenza Stampa Tenuta oggi (1 Ottobre) alla Camera dei Deputati

“Nell’esprimere oggi vicinanza al popolo Palestinese, noi stiamo difendendo il diritto di un popolo ad avere autodeterminazione, ad avere un Stato, a poter vivere in pace”

Innanzitutto credo che sia importante ringraziare e riconoscere il valore generale, e internazionale che ha assunto la missione Global Sumud Flotilla: non è stato solo un gesto di coraggio e di dignità, ma un gesto che ha permesso di costruire una mobilitazione, di rompere quel deserto, quel silenzio che si era creato attorno a ciò che stava succedendo a Gaza e, in particolare, rispetto alle scelte di un governo – quello israeliano – che sta esplicitamente puntando al genocidio e alla cancellazione dell’esistenza stessa del popolo palestinese, del suo diritto a esistere e a vivere in pace come tutti gli altri popoli.

Da questo punto di vista, la forza di questa azione, di questa iniziativa, è stata proprio quella di invitare tutti a non guardare dall’altra parte, a non abituarsi a questa violenza e a mobilitarsi in tutte le forme e modalità possibili.
Proprio perché quello che sta succedendo, e che sta facendo il governo israeliano, è inconciliabile non solo con il diritto internazionale, ma con il diritto alla pace e con il diritto alla vita di tutti i popoli e di tutte le persone.

E proprio per questa ragione noi siamo di fronte a un diritto internazionale che viene calpestato dal governo di Israele. Non è certo calpestato dalle persone, dai lavoratori e dalle lavoratrici che oggi sono su quelle barche e che stanno semplicemente esercitando i valori – parlo anche delle persone italiane – sanciti dalla nostra Costituzione.
E stanno esercitando quei valori e quei diritti che sono sanciti anche dalle convenzioni internazionali.
Lo dico perché è utile ricordare che il diritto internazionale, nato dopo la seconda guerra mondiale, è stato edificato con la lotta – e in alcuni casi con il sangue – delle persone che si sono battute per affermare la democrazia, per sconfiggere il fascismo, per sconfiggere il nazismo.
E mi permetto di rivendicare che le lavoratrici, i lavoratori e le organizzazioni sindacali italiane hanno svolto un ruolo decisivo per affermare quei valori e per estenderli a tutti.

Per cui, proprio perché oggi siamo di fronte alla necessità di ristabilire davvero un diritto alla pace per tutti – a partire dal riconoscimento del diritto all’esistenza di uno Stato palestinese – abbiamo ritenuto necessario, in questo caso come CGIL, ma anche dialogando e confrontandoci con altre organizzazioni sindacali, di metterci esplicitamente al servizio della Global Sumud Flottilla e di seguire questo percorso, in modo da poter essere nella condizione di utilizzare lo strumento più solidale e più forte di mobilitazione che hanno i sindacati: il diritto di sciopero.
All’eventuale blocco – che sembra addirittura in queste ore stia avvenendo – al sequestro o all’arresto (e spero di fermarmi qui), di fronte a tutto questo noi abbiamo dichiarato e confermiamo che siamo pronti alla proclamazione, in modo tempestivo, di uno sciopero generale che riguardi tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori di tutti i settori, pubblici e privati.

Perché quel gesto, quel blocco, determinerebbe due questioni fondamentali:
1) sii compie un attentato alla salute e alla sicurezza di chi è su quelle barche. E lì ci sono lavoratori e lavoratrici – lo voglio dire chiaramente – che hanno preso un’aspettativa non retribuita per svolgere questa funzione. Siamo quindi di fronte alla necessità di tutelare la salute e la sicurezza di persone che non solo sono volontari, ma che stanno lavorando e stanno dimostrando a cosa serve davvero il lavoro.
2) un atto di quella natura, come veniva ricordato, in ambito internazionale, con quelle caratteristiche, rappresenta in realtà un colpo all’ordine costituzionale, fondato non solo sulla nostra Costituzione ma anche sulle Carte dell’ONU e sulle Convenzioni di Ginevra.
È, nei fatti, quasi un vero e proprio atto di guerra contro chi, in modo non violento, vuole svolgere non solo una missione umanitaria, ma anche una missione politica per riaffermare la pace, la libertà e la democrazia.

E per queste ragioni siamo pronti a proclamarlo, certo nel rispetto della legge.
Ma la legge, proprio perché siamo in presenza di queste due violazioni, consente la possibilità di proclamarlo anche in modo tempestivo.
Nei prossimi giorni – e lo decideremo insieme – ci impegneremo a mettere in campo tutto quello che è possibile in termini di mobilitazione e di azione.
E voglio dire, e concludo: per noi questo significa mobilitazione in piazza.
Significa chiedere a tutte le persone di scendere in piazza per sostenere questa causa.
Perché l’obiettivo, dal nostro punto di vista, di ciò che è stato avviato con la Global Sumud Flottilla deve proseguire anche se la nave viene bloccata.
Vale a dire: bisogna fermare questo genocidio, bisogna riaffermare il diritto del popolo palestinese non solo a esistere, ma ad avere uno Stato.
E significa riaffermare, in generale, un diritto internazionale che non sia fondato semplicemente sulla logica del profitto e del mercato, ma sul riconoscimento della democrazia e della libertà sostanziale delle persone.
E trovo – e chiudo davvero – che in queste ore, anche leggendo alcune dichiarazioni della Presidente del Consiglio, ci sia una grave responsabilità, visto che tutti oggi invocano la responsabilità.


Io trovo che la nostra Presidente del Consiglio, che continua a considerare irresponsabili la Global Sumud Flottilla e il lavoro che stanno facendo, si assuma invece una grave responsabilità politica.
Non solo verso la maggioranza dei cittadini italiani, ma anche perché è un suo dovere difendere quelle persone italiane che oggi stanno svolgendo quell’attività, e lo stanno facendo proprio in applicazione dei nostri principi costituzionali:
a partire dall’articolo 2, sul diritto alla solidarietà,
a partire dall’articolo 10, sul rispetto del diritto internazionale,
a partire dall’articolo 11, dove l’Italia ripudia la guerra,
e a partire, in generale, da tutti i valori fondamentali della nostra Costituzione.
Un governo che rispetta la Costituzione dovrebbe essere al fianco e a sostegno di tutte quelle persone italiane che si battono – anche scendendo in piazza – per difendere questi principi.
E voglio dirlo chiaramente: non significa essere patrioti oggi difendere o subire le politiche che sta facendo il governo Netanyahu. Questo, io credo, è il tema di fondo che abbiamo di fronte.

Per quanto ci riguarda, pensiamo sia necessario chiedere alle lavoratrici e ai lavoratori, ma anche a tutte le persone – studenti, pensionati, cittadini – che questo è il momento di tornare in piazza, come è già successo nei giorni scorsi, di fronte al blocco della Global Sumud Flottilla.
È necessario ridare continuità a quella domanda di democrazia, di libertà e di solidarietà, innanzitutto con il popolo palestinese.
Ma lo dico con chiarezza: non è solo una semplice solidarietà. Nell’esprimere oggi vicinanza al popolo palestinese, noi stiamo difendendo il diritto di ogni popolo ad avere autodeterminazione, ad avere uno Stato, a poter vivere in pace.”

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