Pace, Contratto, Referendum: mobilitiamoci per cambiare tutto!
4 Giugno 2025

Abbiamo aperto l’Assemblea delle delegate/i della Fiom di Bologna in Piazza Lucio Dalla con la bandiera della Palestina in formato gigante, srotolata come un tappeto di fronte al palco.
Abbiamo il dovere di intervenire per fermare il genocidio che il Governo criminale di Israele sta commettendo ai danni del popolo Palestinese nel silenzio assordante e complice dei Paesi Occidentali.
Ne và della nostra umanità e della possibilità stessa di costruire un futuro di pace per tutti i popoli del mondo, contrastando con tutte le nostre forze la follia bellicista che anche in Italia e in Europa sta alimentando la corsa al riarmo.

La marcia prevista il 15 giugno da Marzabotto a Monte Sole dovrà vedere una partecipazione di massa delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici, è un impegno che deve riguardare tutti: chi si gira dall’altra parte questa volta è complice.

Pace, Contratto, Referendum.

Siamo nel pieno di due passaggi epocali per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici che, con la straordinaria mobilitazione messa in campo in questi mesi hanno dimostrato di voler riconquistare con il contratto nazionale e cancellare le norme che in questi anni hanno impoverito, indebolito e precarizzato il mondo del lavoro. 

L’8-9 Giugno avremo una occasione storica per riconquistare il potere di alzare la testa e sottrarci ai ricatti che troppo spesso viviamo nelle nostre Aziende.
Sulla scheda elettorale, domenica e lunedì, ci sarà scritto sostanzialmente per cinque volte: “Vuoi che la classe lavoratrice sia più forte e più libera domani di quanto lo sia oggi?”

Crediamo che ognuno di noi, non debba lasciare niente di intentato in questi ultimi giorni per informare e convincere quante più persone possibile: tutti possiamo fare tanto per abbattere il muro di silenzio mediatico e i vergognosi inviti all’astensione delle più alte cariche dello Stato.

Il 20 Giugno le metalmeccaniche e i metalmeccanici tornano in Piazza proprio a Bologna con una manifestazione regionale che si prevede oceanica e determinata a superare la posizione di chiusura di Confindustria; chiusura che si sta dimostrando sempre più incomprensibile dopo 40 ore di sciopero e una mobilitazione che continua a aumentare nelle adesioni e nei consensi.

Non scontata e banale in questo senso la presa di posizione del Consiglio Comunale di Bologna in sostegno alla nostra vertenza, con la votazione di un ordine del giorno in cui esplicitamente si chiede alle imprese del territorio e a Confindustria Emilia di giocare un ruolo attivo nella ripresa delle trattative.
Ruolo rispettoso anche della straordinaria contrattazione sviluppata a Bologna negli anni che ha già assunto e valorizzato tanti elementi (dalla riduzione dell’orario di lavoro al contrasto alla precarietà) che sono, invece, ancora molto divisivi nella trattativa nazionale.

Anche per questo abbiamo deciso di consegnare proprio oggi alla neo-eletta presidente di Confindustria Emilia Sonia Bonfiglioli una lettera in cui esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per il pericoloso arretramento nel riconoscere che buone relazioni sindacali sono sintomo di tenuta sociale sul territorio.
Non denunciamo solo un irrigidimento dei rapporti rispetto al confronto sul contratto nazionale ma anche una difficoltà nella gestione delle crisi con il costante tentativo delle Aziende di non rispettare quanto contenuto in termini di salvaguardia occupazionale nel Patto per il clima e per il lavoro sottoscritto anche da Confindustria.

Impossibile in questo senso non aspettarsi di più anche rispetto alla dichiarazione di voto espressa qualche giorno sui Referendum. Certamente riteniamo importante che la Presidente eserciterà il diritto al voto recandosi alle urne ma dalla imprenditrice di una delle prime grandi e importanti realtà del territorio la contrarietà in particolare sul quesito sugli appalti e sulla cittadinanza ci interroga rispetto al livello di dignità del lavoro che si vuole riconoscere nel sistema produttivo di questo territorio.

Proprio a Bologna sono morti 11 lavoratori di aziende metalmeccaniche, nove di questi erano lavoratori della filiera di appalti: il referendum chiede semplicemente che la committente deve rispondere in solido rispetto sugli infortuni sul lavoro.
Fino a quando sarà ancora tollerabile che viga l’impunità anche di fronte ad un omicidio sul lavoro?
Fino a quando sarà ancora accettabile che nella filiera degli appalti, in parte anche nel sistema produttivo bolognese, si nasconda il reale sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori?
Fino a quando sarà tollerabile che l’azienda appaltante appalti anche il dovere sociale dell’impresa affidatogli dalla Costituzione?.

Anche sulla cittadinanza certamente il problema è culturale: ma di una cultura basata sulla paura, la discriminazione e l’esclusione che non appartiene e non dovrebbe appartenere a questo territorio.
Col referendum si ha la concreta occasione di costruire una società più accogliente che sottragga dalla precarietà e dallo sfruttamento proprio chi oggi è in una condizione di maggior e a rischio marginalità.

Da domani continueremo la nostra mobilitazione dentro e fuori le fabbriche per cambiare il Paese e mettere al centro del dibattito pubblico i bisogni, le necessità, l’umanità e i diritti di chi per vivere ha bisogno di lavorare.

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