29 Novembre Sciopero Generale
6 Novembre 2024

Il Governo vuole condannarci a 7 anni di tagli e austerità.
Ti diamo (almeno) 7 buoni motivi per scioperare

Manifestazione Regionale Bologna concentramento ore 9:00 Porta Lame e corteo fino a piazza Maggiore dove concluderà Maurizio Landini Segretario Nazionale della Cgil.


Cosa deve ancora succedere per convincerti a mobilitarci?

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È aumentata la povertà relativa e assoluta, ed è aumentata ancor di più la povertà delle famiglie in cui l’adulto di riferimento è un operaio.

Attesta l’Istat nel suo rapporto annuale sulla povertà in Italia che nel 2023, secondo anno di governo Meloni, l’incidenza di povertà tra le famiglie con persona di riferimento operaio è pari al 16,5%, in crescita rispetto al 14,7% del 2022, “raggiungendo il valore più elevato della serie dal 2014”.

Perché nell’anno record per numero di posti di lavoro creati aumenta la povertà ?

Mentre l’inflazione viaggiava abbondantemente a doppia cifra arrivando a superare il 17%, sempre secondo l’Istituto, salari e stipendi sono aumentati del 6,8% lordo.

Precario e part time: questo è il lavoro creato e incentivato dal governo Meloni.
Sono oltre 4 milioni di donne e uomini che lavorano e ogni anno portano a casa meno di 12mila euro lordi.
Le tante forme di discontinuità lavorativa e orari ridotti legati al part-time involontario generano quel lavoro povero che continua a negare prospettive e opportunità alle persone a partire proprio dai giovani, dalle donne e dalle persone con maggiori vulnerabilità.

Se alla crescita dell’occupazione non corrisponde un aumento della qualità del lavoro significa che i provvedimenti e le misure intraprese sono sbagliate e non hanno scalfito precarietà e disuguaglianze nel mondo del lavoro.

Per il rinnovo del contratto nazionale del Pubblico Impiego, il Governo ha stanziato risorse neanche sufficienti a garantire un aumento del 5% (circa un terzo dell’inflazione degli ultimi 3 anni).

Ci sono 7 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno il contratto nazionale scaduto.
Lottare per un salario dignitoso, significa difendere i servizi pubblici dal rischio privatizzazioni e garantire acceso ai diritti di cittadinanza a tutte e tutti noi.
Se il più grande datore di lavoro –  lo Stato Italiano – non è disponibile a riconoscere aumenti che permettano di recuperare il potere di acquisto, significa compromettere anche le trattative per i rinnovi dei nostri Contratti Nazionali .

Con il CCNL dell’industria metalmeccanica, nel triennio 2021-2024 abbiamo conquistato un aumento di oltre 300 euro mensili.

Ma non ci basta!

Nella Piattaforma per il  rinnovo – votata da oltre 400 mila metalmeccaniche – rivendichiamo un ulteriore aumento di 280 euro oltre che una regolamentazione dei contratti a termine e degli appalti per eliminare la precarietà e le disuguaglianze nelle nostre fabbriche.

Bisogna lottare per un salario minimo europeo: Il 15 Novembre è  fissata la scadenza per l’attuazione della direttiva europea sul salario minimo.
Gran parte degli Stati membri dell’Unione Europea non ha ancora completato il processo di recepimento nelle proprie normative nazionali.
L’introduzione di un salario minimo legale adeguato e la promozione della contrattazione collettiva è cruciale per migliorare le condizioni di lavoro di circa 20 milioni di persone in tutta Europa.
In Italia il processo di discussione non è neanche iniziato e il Governo ha dichiarato di essere contrario al salario minimo legale.

Industria e servizi faticano. Gli ultimi dati Istat sul fatturato di questi settori “mostrano un’allarmante tendenza a registrare flessioni sempre maggiori sia in valore annuo (-3,7 %) che in volume (-3,3 %) “.

Stellantis in Italia, e in generale l’automotive in Europa, sono al collasso.

Le prospettive industriali e occupazionali sono sempre più nere, le crisi dell’ex Fiat e di Volkswagen-Audi rischiano di produrre un terremoto per l’intera industria continentale, mentre Stati Uniti e Cina difendono il settore con fortissimi investimenti.

Made in Italy?
Tutti i nuovi modelli Stellantis che sono stati lanciati, quelli con un ‘marchio italiano storico’, non saranno prodotti in Italia: non lo saranno l’Alfa Romeo, la Lancia, la Ypsilon, la nuova Panda, la Topolino. Nessuno di questi verrà fabbricato in Italia. Quest’anno rischiamo di produrre addirittura meno di 300 mila autovetture.

“ Denunciamo l’incapacità dei governi che si sono succeduti di chiedere all’azienda un piano industriale che consenta di poter utilizzare la capacità installata nel nostro Paese. Noi possiamo produrre due milioni di auto, come ad esempio fanno in Spagna pur non avendo un produttore nazionale”.

Il Governo ha ignorato il nostro sciopero.
Il 18 Ottobre abbiamo scioperato in tutto il comparto Auto e nella Componentistica, rivendicando anche la necessità di convocare immediatamente un tavolo con la Presidente del Consiglio.
Qualche giorno dopo il Governo ha annunciato il taglio di 4,6 miliardi al Fondo per l’Automotive, costituito per supportare la transizione nel settore.
Inaccettabile, si abbandona un segmento industriale strategico per il nostro Paese, che occupa più di 250 mila persone e determina oltre il 5% del PIL.

Unisciti alla lotta per la giustizia climatica.

La lotta al cambiamento climatico è la nostra lotta.
Come lavoratrici e lavoratori rischiamo di pagare due volte i costi della crisi climatica:
subiamo gli effetti devastanti degli eventi climatici estremi e, a causa dell’inefficacia e dell’assenza di politiche industriali, rischiamo di perdere posti di lavoro e salario.
Possiamo lottare per la nostra sopravvivenza su questo Pianeta solo rivedendo completamente il nostro modo di produrre e consumare e smettendo di mettere al centro delle politiche gli interessi del mercato e delle grandi multinazionali.

Le entrate fiscali del 2023 sono in aumento, e, se guardiamo i numeri, quasi metà di queste entrate provengono dall’Irpef.
Ciò significa che i lavoratori dipendenti e i pensionati pagheranno quest’anno 15 miliardi di euro in più, oltre ai 6-7 miliardi in più derivanti dall’Iva.

In Italia lavoratori dipendenti e pensionati pagano quasi il 90% del totale delle imposte sul reddito mentre quasi la metà degli italiani non presenta nemmeno la dichiarazione dei redditi.

Contrastare l’evasione: 80 miliardi di euro, questa è cifra che ogni anno l’Italia perde a causa dell’evasione fiscale. Soldi che potrebbero essere utilizzati per garantire un welfare più solido e sostenere le politiche industriali.

Mentre Francia, Spagna e Regno Unito hanno introdotto tasse sugli extraprofitti di aziende energetiche e banche, l’Italia rimane indietro. Meloni ha promesso di far pagare “chi ha tanto guadagnato in questi anni”, ma nei fatti non ha toccato gli extraprofitti.

Aumentare l’aliquota IRES sui profitti d’impresa, tassare i dividendi e adeguare la tassa di successione agli standard europei.
Queste sono solo alcune delle soluzioni per una Italia più equa.

La spesa sanitaria rispetto al PIL continua a diminuire per i prossimi anni: già oggi si assesta al 6,2% del PIL più bassa rispetto alla media dei Paesi dell’Unione Europea  (6,8%).
Non ci sono risorse sufficienti a rinnovare i contratti nazionali per assumere il pesonale necessario.
Il Governo fa cassa re-introducendo il blocco del turnover e tagliando la spesa anche sulla Sicurezza.

Compromesso il diritto alle cure: 4 milioni e mezzo di persone ogni anno rinunciano a curarsi
In alcune Regioni prestazioni che nel pubblico vengono erogate in 365 giorni, possono essere effettuate pagando nel privato in  12 ore. Conseguenza? La  spesa delle famiglie per le cure è arrivata a oltre 40,7 miliardi contribuendo ancora di più a impoverire e colpire le fasce più deboli della popolazione.

Tagli lineari al Ministero dell’Istruzione: si eliminano 5.660 posti per insegnati e 2.174 posti per personale amministrativoe ausiliario.
Come si farà a garantire il tempo pieno nelle regioni meridionali? Come si farà a garantire le attività di sostegno ai ragazzi e alle ragazze, soprattutto a quelli più fragile? E tutte le attività legate al Pnrr che si scaricano sulle segreterie delle scuole come saranno evase? E quale sarà il destino degli oltre 250mila precari?

Tagli persino al Ministero dell’Interno.
Nonostante la propaganda sulla Sicurezza e  l’insopportabile retorica repressiva si paventa un taglio di 1,5 miliardi.
Nella Polizia di Stato le risorse per il contratto sono palesemente insufficienti e vengono presentate come abbondanti, mentre le assunzioni continuano a mancare.
Non ci sono nemmeno i soldi per pagare gli straordinari arretrati di due anni degli agenti di Polizia.

L’unica voce che non subisce tagli ?

Le spese militari saliranno a 32 miliardi, di cui 13 per nuove armi.
Un record storico con un aumento del 12,4% rispetto al 2024 (+3,5 miliardi in un anno) e del 60% sul decennio.
Si arriva così all’1,45% del PIL, con impegno preso con gli alleati NATA ad arrivare al 2%
La campagna “Ferma il Riarmo” e il nostro impegno per la Pace deve riuscire a fermare  questa tendenza globale e bloccare il vortice di violenza, distruzione e disperazione.

L’Autonomia Differenziata non farà altro che incrementare le difficoltà del nostro sistema pubblico di welfare, alimentando le disuguaglianze e le differenze territoriali.
Grazie alle migliaia di firme raccolte, in Primavera andremo a votare per abolire questo ennesimo attacco  alla Costituzione.

Nonostante le promesse elettorali, già il 2023 ha visto un drastico calo delle pensioni anticipate, scese da 125.622 a 108.041, con un impatto particolarmente grave per le lavoratrici donne.
Con la Finanziaria 2025 misure come Opzione Donna, Ape Sociale e Quota 103 vengono praticamente rese inefficaci.

Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) con il ricalcolo contributivo produce una perdita fino al 20 per cento sull’assegno

Opzione donna con l’aumento del requisito di età di un anno (61 entro il 31 dicembre 2024)  e il requisito di essere caregiver, disoccupate o invalide diventa una misura assolutamente inutile e secondo le stime dell’Ufficio politiche previdenziali della Cgil riguarderà solo 250 persone

Si incentiva il permanere al lavoro fino ai 70 anni  consentendolo anche nel pubblico impiego e erogando un bonus completamente de-fiscalizzato a chi decide di non andare in pensione.
Chi matura il requisito quota 103 ma decide di rimanere a lavorare, sarà incentivato con un bonus pari a 9,19% della retribuzione (quota contributi INPS a carico dei lavoratori).

Per i giovani la pensione continua a essere un miraggio.
Le dinamiche demografiche 
sono note, la vita si allunga, si fanno meno figli e il lavoro diminuisce: la popolazione in età attiva tra 15 e 64 anni si è già ridotta di 1,8 milioni di unità tra 2013 e 2023
Per una pensione dignitosa è necessaria un’azione di riforma radicale del mercato del lavoro, oltre che ad ampliare la base contributiva, dovrebbe anche servire a migliorare le pensioni future, perché – con il sistema contributivo – precarietà, lavoro discontinuo e bassi salari generano automaticamente pensioni povere

Chi è già in pensione non se la passa meglio: confermato il taglio sulla rivalutazione degli assegni: negli ultimi trent’anni abbiamo avuto 100 miliardi di euro di tagli, oltre 16 miliardi negli ultimi due anni.
Un sistema del genere si appresta ora a chiedere un contributo di solidarietà alle banche, che poi verrà restituito: mentre ai più forti si restituisce, alle pensioni viene chiesto da sempre un contributo di solidarietà, che non torna mai indietro.

Con il conflitto in Italia abbiamo salvato una parte del nostro sistema industriale.

La storia della Fiom è una storia di difesa dell’interesse generale del Paese, con scioperi, manifestazioni, presidi, picchetti.
Una democrazia che riduce gli spazi della legittima dialettica democratica è una democrazia in crisi. Debole.

A Bologna le modalità con cui si sono organizzate vertenza che hanno scritto la storia recente del movimento operaio sarebbero con DDL Sicurezza considerate illegali: dalla Saga Coffe alla Fiac, dalla Marelli di Crevalcore a Industria Italiana Autobus.

I principi che hanno animato questo provvedimento sono gli stessi del Decreto Sicurezza varato dal primo Governo Giallo Verde e poi del decreto Caivano, del decreto rave e del c.d. decreto Cutro.
Norme con cui si danno risposte penali a problemi che sono soprattutto sociali e che non aumentano la sicurezza dei cittadini.
Le soluzioni proposte vanno verso un inasprimento delle pene e l’introduzione di nuovi reati che riducono gli spazi di dissenso e protesta, come i reati contro le manifestazioni o le occupazioni di immobili.

Rispetto alla Sicurezza sul Lavoro invece tutto tace
Nonostante le continue stragi sul lavoro, le richieste che abbiamo dovuto avanzare anche con lo Sciopero Generale dell’11 Aprile non sono state ascoltate.

La diga di Suviana, l’esplosione in Toyota e le 872 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno ad oggi (1262 se consideriamo anche gli incidenti in itinere) ci raccontano della vera Sicurezza che un Governo dalla parte dei lavoratori dovrebbe impegnarsi a garantire.

Con il taglio alla spesa pubblica non c’è alcun piano straordinario di assunzioni nelle attività di vigilanza e prevenzione ed è addirittura a rischio il turnover

La modifica del codice degli appalti, la farsa della patente a punti e la liberalizzazione dei contratti a termine per “lasciar fare chi ha voglia di fare” continuerà ad aumentare la catena degli appalti e dei sub-appalti e la frammentazione del lavoro, rendendo impossibile garantire il rispetto delle norma sulla salute e sicurezza.

Per modificare la norma sui contratti a termine e garantire parità di tutele nella catena degli appalti, abbiamo raccolto oltre 1.5 milioni di firme per proporre 4 Referendum Abrogativi.
In primavera finalmente avremo la possibilità di andare a votare  per ridare dignità al lavoro e cancellare le leggi ingiuste che hanno diviso, impoverito e reso insicuro il lavoro.

ll PIL cresce dello ‘zero virgola’, la produzione industriale cala da 19 mesi consecutivi, la domanda interna ristagna mentre l’export, ad agosto, ha perso il 6,7% in valore (il 10,7% in volume) sull’anno precedente; precarietà, lavoro nero e sommerso colpiscono 6 milioni di lavoratori.
Ciliegina sulla torta l’Istat, ha certificato che a settembre si sono persi oltre 63 mila posti di lavoro, altro che record di occupazione.

Cassa Integrazione le ore autorizzate di cassa sono 44,9 milioni a settembre 2024, cioè +84,2% rispetto al mese precedente.
Bologna le Aziende Metalmeccaniche che nel 2024 hanno richiesto un ammortizzatore sociale sono 267 nell’industria +  229 artigiane per un totale di 16.173 dipendenti coinvolti.

Le richieste di Naspi (l’indennità mensile di disoccupazione rivolta ai lavoratori che hanno perduto involontariamente l’occupazione) sono aumentate, passando da 3.145.632 a 3.246.384

Mai così tanti occupati…ma è davvero così?
Nel 2023 il numero degli occupati è aumentato di oltre 500.000 unità, ma il dato allarmante è il forte incremento dei contratti a termine, con 135 mila nuovi rapporti di lavoro precari. A questa condizione non si può non associare il dato degli oltre 4 milioni di part time involontari che alimentano un mercato del lavoro precario e povero.

Divario Genere si evidenzia anche un divario retributivo persistente e intollerabile: gli uomini percepiscono in media 643 euro settimanali rispetto ai 501 euro delle donne, con un divario che aumenta nel settore privato e nelle professioni a bassa qualificazione.

Divario Generazionale: il tasso di occupazione giovanile rimane tra i più bassi d’Europa.
Se guardiamo alle assunzioni 2023 ci accorgiamo che la stragrande maggioranza sono ultracinquantenni, segmento meno a rischio di povertà assoluta dei giovani, che invece non hanno ancora raggiunto i tassi di occupazione precedenti alla crisi del 2008-2009.

Siamo convinti che la scarsa capacità del nostro sistema di creare lavoro di qualità e ben retribuito sia anche dovuto alle leggi che negli anni hanno diviso, impoverito e reso insicuro il lavoro.
Abbiamo abbiamo raccolto oltre 1.5 milioni di firme per proporre 4 Referendum Abrogativi.
In primavera finalmente avremo la possibilità di andare a votare  per ridare dignità al lavoro e cancellare le leggi ingiuste.

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