DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE!
11 Settembre 2013

L’art. 1 della nostra Costituzione recita:

“L’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Con questo articolo, i padri costituenti hanno voluto sottolineare l’importanza che la Repubblica attribuisce al lavoro. Ma sono molti gli articoli che parlano di lavoro, proprio perché in campo economico è questo l’aspetto che più deve essere tutelato. Da qualche anno però si sono fatte sempre più arroganti le voci di chi ritiene, come affermano spudoratamente alcuni documenti pubblici delle maggiori agenzie di rating, che la Costituzione debba essere cambiata. 

Con la motivazione pretestuosa che per uscire dalla difficile crisi sia ormai indispensabile cancellare tutti i vincoli alla libertà d’impresa e di mercato, i grandi potentati politici e finanziari impongono ai governi fallimentari scelte economiche di stampo liberista che, con la distruzione dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori,  hanno portato alla rovina interi paesi.

Da qui l’attacco, ad es., all’art.41 secondo comma, per il  quale “l’ iniziativa economica non può svolgesi in contrasto  con l’ utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”

E’ evidente. Per chi vuole fare affari e speculare selvaggiamente, ogni vincolo di giustizia sociale deve essere spazzato via. Come invece ci dimostra il caso Fiat e le ultime sentenze che hanno condannato il gruppo di Torino, è proprio grazie alla Costituzione se si riescono ancora a far valere i legittimi diritti dei lavoratori; è grazie alla Costituzione se la FIOM ha potuto affermare con successo le proprie ragioni nei tribunali, e se la democrazia nelle fabbriche non è diventata una parola svuotata di significato. Per la FIOM il problema quindi non è modificare la Costituzione, ma applicarla integralmente. E’ necessario portare la Costituzione nelle fabbriche e  in tutti i posti di lavoro per affermare con forza non solo le libertà sindacali, bensì un modello di sviluppo più equo in cui ogni citadino sia messo realmente nelle condizioni di “concorrere al progresso materiale o spirituale della società.” 

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